Giornata Internazionale della Danza: un inno al movimento e all’arte che unisce il mondo

La Giornata Internazionale della danza è un evento nato nel 1982 e promosso dal Comitato Internazionale della Danza, all’interno dell’Istituto Internazionale del Teatro dell’UNESCO. Inoltre, si commemora la nascita di Jean-Georges Noverre, il più grande coreografo della sua epoca e il creatore del balletto moderno. Sono in pieno fermento i 50 licei coreutici presenti e operanti attualmente nel nostro Paese, di cui 41 statali e 9 paritari.

Nel nostro Paese, il Liceo coreutico è stato istituito nel 2010 con il Decreto del Presidente della Repubblica n.89. Si tratta di un indirizzo di studi specifico per l’apprendimento tecnico-pratico della danza classica e contemporanea, oltre che allo studio della storia dell’arte coreutica.

Per potervi accedere occorre effettuare un esame di ammissione, che serve per individuare la presenza di competenze tecniche ed esecutive. Dei 41 licei coreutici presenti in Italia, 14 sono situati nelle regioni del Nord, 5 in Sicilia, 1 in Sardegna e gli altri nelle regioni del centro Sud.

Gli studenti del liceo coreutico Niccolini-Palli di Livorno, si esibiranno nella piazza del Teatro Goldoni e pure nel teatro La Goldonetta. Tra l’altro, ricordiamo che il Liceo livornese è una grande eccellenza e collabora nell’ambito del progetto Erasmus con l’Accademia Codarts di Rotterdam.

Inoltre, gli allievi del Liceo Coreutico Leonardo da Vinci di Bisceglie, saranno i protagonisti di una giornata piena di eventi particolari. Saranno impegnati in lezioni di danza classica e contemporanea, poi si riuniranno in piazza Margherita per partecipare al Flashmob.

Come da tradizione, in occasione della Giornata Internazionale della Danza, i promotori invitano un personaggio importante della danza mondiale. Nel 2021 fu il turno di Roberto Bolle, mentre quest’anno il protagonista è Mikhail Barysnikov che ha scritto: “Si dice spesso che la danza possa esprimere l’indicibile. Gioia, dolore e disperazione diventano visibili; espressioni incarnate della nostra fragilità condivisa. In questo, la danza può risvegliare l’empatia, ispirare gentilezza e accendere il desiderio di guarire piuttosto che di ferire. Soprattutto ora, mentre centinaia di migliaia di persone sopportano la guerra, affrontano sconvolgimenti politici e protestano contro l’ingiustizia, una riflessione onesta è vitale. È un peso gravoso da porre sul corpo, sulla danza, sull’arte. Eppure l’arte è ancora il modo migliore per dare forma all’inespresso, e possiamo iniziare chiedendoci: dov’è la mia verità? Come onoro me stesso e la mia comunità? A chi devo rispondere?”.

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