Dormire è un’attività tanto piacevole quanto necessaria. Questo perché ci permette di riposarci e al tempo stesso di imprimere i ricordi e le esperienze nella memoria affinché se ne possa poi trarre giovamento in un secondo momento. Questo però non sarebbe tutto, e a dimostrarlo è uno studio dell’Università di Surrey, nel Regno Unito, la quale avrebbe evidenziato una vera e propria formula per descrivere il sonno dei bambini e degli anziani.
In alcuni casi, infatti, i bambini si svegliano presto risultando molto pimpanti, mentre in altri contesti non riescono ad aprire gli occhi fino a mezzogiorno, risultando comunque stanchi nonostante abbiano dormito di più. Ma come mai succede questo e soprattutto perché individui diversi hanno reazioni completamente differenti? È stata proprio l’Università del Regno Unito a porsi questa domanda e, a quanto pare, anche alla base del sonno sarebbero presenti elementi come formule matematiche ed equazioni.
La matematica e la correlazione tra le fasi del sonno
Il modello matematico che è servito per descrivere questo studio viene chiamato two-process-model (2PM) e si basa su due momenti ben distinti. Il primo è quello legato alla pressione del sonno, un elemento che aumenta con la veglia e diminuisce quando dormiamo. In questo modo, tutti i fattori che potrebbero interferire col sonno finiscono per avere un ruolo predominante, come ad esempio i cambiamenti quotidiani o anche la luce, che potrebbero incidere sull’orologio biologico.
Questo elemento andrebbe a spiegare perché gli adolescenti fanno più fatica ad addormentarsi e tendono a dormire di più rispetto ad un bambino di pochi mesi che, invece, potrebbe risvegliarsi più volte nell’arco di poche ore. Il secondo elemento da prendere in considerazione è quello legato all’oscillazione del sonno, in quanto si tratta di cicli non lineari che vedono alternarsi il sonno e la veglia. Anche questo elemento si basa su un ritmo di circa 24 ore e può essere influenzato dalla presenza della luce e da altri fattori che vanno a modificare il sonno.
Proprio per questa ragione, i ricercatori pensano che la matematica sia alla base di questa scoperta, poiché potrebbe offrire dei consigli personalizzati per migliorare la qualità del sonno e allontanare i problemi di salute. Un’equazione che potrebbe fare la differenza sotto diversi punti di vista.
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