Intervista alla fashion designer del brand Twigghy

Il salotto dai colori infiniti ha avuto il piacere di intervistare Rosa, la fashion designer del brand Twigghy. Era una farmacista che ha sempre creduto nello stile unico e personale, nel fatto a mano, nella sartoria italiana. Ed è la sua passione per la moda che l’ha spinta a creare un suo brand di abbigliamento femminile e un suo claim “Io ci metto l’abito e tu ci metti lo stile“. Realizza abiti sartoriali con tessuti pregiati, personalizzabili e su misura, dipinti a mano. Stilista oltre che artista, una creativa dalle mille risorse!

Ecco la sua intervista.

– Cosa sono per te la moda e la personalizzazione?

La moda per me è un fenomeno sociale, che non riguarda solo l’abbigliamento, ma che riflette un determinato periodo storico e segue delle tendenze. Quando sento qualcuno dire: “Lo compro o lo indosso perché si porta“, mi viene da chiedermi se ciò che ha comprato quella persona le piace realmente, se le sta bene, è il suo stile. Quindi la moda è omologarsi al sistema, è sentirsi parte di qualcosa che ci accomuna uno all’altro, regala quella sicurezza di essere vestito… alla moda.

La personalizzazione della moda nasce dallo stile. Lo stile è un qualcosa di innato che deriva dall’intuizione, dall’esplorazione e dalla curiosità di una singola persona. Chi ha stile ha una forte personalità, e sente il bisogno di mettere se stesso in ciò che indossa. Si può cercare di imitare o si può tentare di copiare, ma fino a un certo punto perché chi ha stile è riconoscibile dalla spontaneità dei movimenti e dagli abbinamenti inusuali.

– Che tipo di potenzialità intravedi nel fatto a mano?

Spero che le persone si rendano conto di tutto ciò che c’è dietro al FAST FASHION: lavoratori sottopagati, assenza di norme di sicurezza, materiali scadenti e sistemi di lavorazione altamente inquinanti. Tutto questo solo per essere sempre alla moda con abiti a basso costo. Mi auguro che la grande tradizione artigianale italiana nei prossimi anni prenda il sopravvento perché la professionalità si basa su competenze umane, come manualità, ingegno e creatività, che le macchine non possono rimpiazzare.
Come ha affermato Giorgio Merletti, Presidente di Confartigianato: “Fare bene le cose, rispettare le regole del “su misura”, della personalizzazione, della cura maniacale per i dettagli rimangono valori che ci fanno apprezzare in tutto il mondo . Dobbiamo continuare ad esprimere questi valori“.
Un capo artigianale è un evergreen, ed è unico perché realizzato a mano.

– Da cosa trai ispirazione per il tuo brand?

Traggo ispirazione da tante cose: dai miei viaggi, da un tessuto, da ciò che mi circonda. Ti faccio un esempio: quest’estate, durante il mio viaggio, ho visto tante libellule e da lì ho deciso su cosa impostare la mia nuova collezione. Mi definisco infatti estemporanea perché colgo l’ispirazione al momento. Mi ritengo indipendente in quanto non seguo le tendenze, ma creo gli abiti seguendo il mio stile, e mi piace molto sperimentare, come se in un certo senso seguissi il mio background da farmacista. Mi definisco inoltre multi potenziale: sono una persona che si annoia facilmente, quindi mi piace spaziare tra i vari interessi, ed ho portato tutte queste mie caratteristiche in Twigghy.

– Quanto ritieni importante il tessuto in un abito?

Il tessuto per un abito è importantissimo. Il tessuto è la materia prima, paragonabile agli ingredienti di una portata o all’uva per fare il vino. Se non hai ingredienti di prima qualità o dell’ottima uva puoi utilizzare tutte le tecniche che vuoi ma il risultato sarà un piatto o un vino mediocre. La stessa cosa vale per un abito: se utilizzi un tessuto pessimo anche la creazione sarà pessima. NON UTILIZZO POLIESTERE.

– Pensi che la creatività si possa migliorare con il tempo o sia esclusivamente una qualità innata?

La creatività è innata ma si sviluppa più o meno intensamente a seconda della nostra indole ed educazione. La base della creatività è la curiosità, l’immaginazione, l’intuizione e la sensibilità. La creatività è quella dote che ci permette di cambiare strada quando è necessario, ci arricchisce emotivamente, e ci può salvare da un momento di crisi o di difficoltà. Spesso però un eccesso di creatività può generare forte stress. Quindi la creatività è allo stesso tempo croce e delizia.

– Che consigli daresti a chi vorrebbe lavorare nella moda?

Il mio consiglio è quello di studiare, di non mollare, di avere pazienza e di creare un proprio stile. Ho notato che i ragazzi di oggi vogliono tutto e subito, ma la moda è fatta di sacrifici, delusioni e tanta concorrenza. Consiglierei loro anche di lavorare presso piccoli brand. Un paio di anni fa ho fatto un progetto presso un Istituto di Moda, e ho capito che il sogno di questi ragazzi è quello di lavorare presso grandi brand, non perché amano ciò che realizzano, ma solo perché sono famosi.
Per un grande brand sei solo un numero e magari non ti insegnano nulla, invece per un piccolo brand sei una persona e potresti imparare tanto.

– Cosa sogni nel tuo futuro professionale?

Mi piacerebbe divulgare il mio claim: IO CI METTO L’ABITO E TU CI METTI LO STILE. Noi non siamo chi indossiamo ma cosa indossiamo e come lo indossiamo.

Porto avanti la mia battaglia contro il fast fashion ed il poliestere a favore dell’artigianato, il fatto a mano, il made in Italy , la qualità e la sartorialità dei brand locali.

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